La falciacondizionatrice è una di quelle macchine che, viste in officina d’inverno, sembrano semplici: una barra falciante più un sistema di condizionamento del foraggio, che sia a rulli o a denti, montato in serie con la falciatura. Vista in campo, sotto trentacinque gradi all’ombra, con il sole che scalda direttamente i carter del rotore mentre la macchina lavora a pieno regime, è una delle macchine più aggressive nei confronti delle tenute. Lo shock termico tra avviamento mattutino e regime di lavoro pieno è dell’ordine dei cinquanta gradi in pochi minuti, e si ripete più volte al giorno. Per le tenute è un test severo, e in molte aziende è proprio in luglio che si accumulano i guasti rimandati dalla primavera.
Il cuore meccanico della falciacondizionatrice è il rotore del condizionatore. Nei modelli a rulli sono due cilindri controrotanti che schiacciano gli steli del foraggio appena tagliato per favorire l’essiccazione, e ruotano a velocità intorno ai 700-900 giri al minuto. Nei modelli a denti, più diffusi nelle aziende del nord Italia per fieni più duri, il rotore singolo gira più rapidamente, fino a 1000 giri, e ha dita di acciaio o di poliuretano che pettinano il foraggio. In entrambi i casi gli alberi del condizionatore lavorano con cuscinetti di estremità protetti da paraoli, e questi paraoli sono il vero punto debole della macchina.
Perché i paraoli del condizionatore cedono in piena estate
Lo shock termico è il primo nemico. Il rotore del condizionatore parte la mattina con i cuscinetti freddi, l’olio o il grasso lubrificante che si è raffreddato durante la notte. In pochi minuti di lavoro la temperatura sale a regime, e a regime un cuscinetto sotto carico continuo viaggia tra i 70 e gli 85 gradi. Aggiungi il fatto che il carter del rotore è in lamiera nera o verniciata scura, esposta al sole estivo, e la temperatura della tenuta arriva facilmente a 95-100 gradi. Quando l’operatore si ferma per scaricare l’andana o per spostarsi su un altro appezzamento, e il rotore si arresta, la temperatura del paraolio scende rapidamente per irradiazione, mentre l’albero metallico cede calore più lentamente. Si crea uno squilibrio termico tra labbro e albero che, ripetuto centinaia di volte in una stagione, mette in crisi la mescola elastomerica.
Il secondo fattore è l’urto da impatto. Il condizionatore lavora a contatto con il foraggio, e nel foraggio capita di trovare sassi, frammenti metallici di vecchie reti recintate, residui dei trattamenti del campo. Quando un sasso passa tra i rulli o tra i denti del condizionatore, l’albero subisce un urto improvviso che si trasferisce ai cuscinetti e da lì alle tenute. Un urto da solo non rompe un paraolio nuovo, ma su una tenuta già provata da centinaia di ore di lavoro può essere il colpo finale. È per questo che, statisticamente, i cedimenti improvvisi dei paraoli del condizionatore si concentrano nella seconda metà della stagione.
Il terzo fattore è la polvere. Una falciacondizionatrice solleva nuvole di terra, residui di erba secca, semi e pollini che si depositano su tutto il telaio. Quando la macchina lavora su appezzamenti dopo periodi di siccità, la polvere è particolarmente fine e si infila ovunque. Il parapolvere del paraolio del rotore è la prima linea di difesa, ma se quel parapolvere è in NBR vecchio e indurito non riesce più a trattenere la polvere, che inizia a passare sotto il labbro principale. A quel punto la durata della tenuta primaria si riduce di un fattore quattro o cinque rispetto al previsto.
I tre punti di cedimento principali
Sulla maggior parte delle falciacondizionatrici i punti dove le tenute cedono per primi sono tre.
Il primo è il paraolio in entrata del riduttore del rotore. È il punto più caldo perché è in serie con l’albero che viene direttamente dal cardano del trattore, e raccoglie il calore della trasmissione. Il paraolio originale è quasi sempre in NBR doppio labbro, dimensione tipica 40x60x10 o 45x65x10 a seconda del costruttore. Per il caldo estivo italiano la scelta corretta è una mescola FKM o un FKM-VTR (con parapolvere in PTFE), che si trova a catalogo dei principali brand a costo ragionevole.
Il secondo punto è il paraolio del cuscinetto di estremità lato destro o sinistro del rotore, a seconda del modello. È un paraolio meno caldo del precedente ma più esposto alla polvere, perché sta sul lato esterno del condizionatore dove l’aria di lavoro deposita continuamente residui vegetali. Qui un paraolio HNBR con parapolvere in PTFE è la combinazione che dà i migliori risultati: l’HNBR regge il calore senza problemi e il PTFE non si lascia sporcare dalla polvere come fa la gomma.
Il terzo punto, spesso ignorato, è la tenuta della pompa del lubrificante centralizzato sui modelli che hanno un sistema di ingrassaggio automatico. È una tenuta piccola, in genere un O-Ring più un paraolio di piccola dimensione, ma quando cede il sistema di lubrificazione perde pressione e i cuscinetti del rotore iniziano a soffrire. Il problema è che l’operatore non se ne accorge subito, perché il guasto non è visibile dall’esterno: lo si scopre solo quando un cuscinetto inizia a fare rumore, e a quel punto il danno è già avanzato.
La scelta del materiale per il caldo estivo
Per le tenute della falciacondizionatrice in stagione estiva la scelta del materiale è probabilmente più importante della scelta del brand. Una mescola NBR di qualità di un produttore qualunque rende meno di una mescola HNBR di un produttore generico. Le tre opzioni serie sono NBR per applicazioni leggere e budget contenuto, HNBR per il caso d’uso standard di una falciacondizionatrice italiana, FKM per applicazioni gravose o aziende che fanno più tagli all’anno.
L’NBR ha senso solo se la macchina lavora poche ore all’anno e in climi miti. Il limite di temperatura continua del NBR standard è 100 gradi, il limite di punta è 120 gradi, e queste temperature vengono raggiunte e superate regolarmente sul rotore di una falciacondizionatrice in piena estate. Una tenuta NBR su questa macchina ha una vita realistica di una stagione, due al massimo.
L’HNBR è il compromesso ragionevole. Limite continuo 150 gradi, costo superiore del 30-40 per cento rispetto al NBR, vita utile reale di due-tre stagioni complete. È la scelta giusta per chi fa fienagione come attività principale.
Il FKM (Viton) regge fino a 200 gradi continui, è praticamente inerte chimicamente, ha una vita utile che spesso supera la vita della macchina stessa. L’unico contro è il costo: tre-quattro volte un NBR equivalente. Si giustifica su macchine che fanno molte ore all’anno o in contoterzismo, dove un fermo macchina vale più del paraolio.
Il segnale di allarme precoce che molti ignorano
Esiste un segnale che precede di settimane il cedimento visibile della tenuta del rotore, e che pochi operatori riconoscono: la perdita di olio o grasso lubrificante a forma di “rivolo curvilineo” sul carter del condizionatore. È diverso dalla classica goccia che pende dalla flangia. Si tratta di una traccia oleosa che parte dal punto del paraolio e segue la curvatura del carter verso il basso, lasciando una scia che la polvere si incolla addosso. Questa scia indica che la tenuta sta perdendo in modo continuo ma microscopico, e che il labbro principale ha già iniziato a deformarsi.
Quando vedi questa traccia, hai ancora qualche settimana di lavoro prima del cedimento vero e proprio. Il consiglio è di pianificare la sostituzione del paraolio entro la fine del taglio in corso, senza aspettare la goccia visibile. Sostituire un paraolio prima del cedimento totale è dieci volte più rapido che sostituirlo dopo, perché non c’è olio in pressione che spinge fuori e non c’è bisogno di ripulire mezza macchina dal grasso che ha già sporcato tutto.
La sostituzione fatta in campo
Tecnicamente la sostituzione del paraolio del rotore di una falciacondizionatrice è un’operazione da officina, ma in pratica si può fare in campo se la perdita ti coglie in un momento in cui non puoi permetterti di fermarti. Servono un estrattore a vite, un mazzuolo morbido, un tubo o una bussola del diametro giusto, e il paraolio nuovo della specifica corretta. Tempo richiesto da operatore esperto: tra trenta e cinquanta minuti per lato. Tempo richiesto da operatore alle prime armi: il doppio, ma fattibile.
Il punto delicato è proteggere il labbro durante il rimontaggio. Sull’albero del rotore ci sono quasi sempre chiavette o scanalature che possono tagliare il labbro del paraolio nuovo durante l’inserimento. Un giro di nastro adesivo sulla zona critica, da rimuovere prima della posizione finale, è la soluzione più rapida. Lubrificare leggermente il labbro con un velo dell’olio del riduttore, mai con grasso al litio. Il paraolio è inserito correttamente quando il bordo esterno è a filo con la sede senza sporgere e senza essere infossato.
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