Arriva in officina un paraolio smontato con impresso un numero di sei cifre e nessuna misura. Chi conosce la logica dei codici SKF CR risale alla misura in trenta secondi, chi non la conosce passa mezz’ora sul catalogo o ordina a occhio. La differenza sta tutta nel sapere che quel numero non è progressivo: descrive il pezzo, e la parte più importante è nascosta nelle prime cifre.
Da dove arriva la sigla CR e perché convive con quella metrica
CR è l’eredità di Chicago Rawhide, storico costruttore americano di tenute entrato nel gruppo SKF. Da lì derivano due sistemi di designazione che oggi convivono negli stessi cataloghi: quello a pollici, di matrice americana, basato su un numero di cinque o sei cifre, e quello metrico europeo, che descrive le tre quote in millimetri seguite da una sigla costruttiva.
Sapere quale dei due hai davanti è il primo passo. Se leggi qualcosa come 35x52x7 seguito da lettere, sei nel sistema metrico e le misure sono già scritte. Se leggi un numero secco di cinque o sei cifre, sei nel sistema a pollici e le misure vanno ricavate. Confondere i due porta a errori grossolani, perché lo stesso numero letto come millimetri non ha alcun senso dimensionale.
La logica delle cifre nel sistema a pollici
Il principio è che le prime cifre esprimono il diametro dell’albero in millesimi di pollice. Un codice che inizia per 17421 corrisponde a un albero da 1,742 pollici, cioè circa 44,25 mm. La conversione si fa dividendo per mille e moltiplicando per 25,4. È una logica che permette di identificare al volo la misura di riferimento senza cataloghi, ed è il motivo per cui il sistema è sopravvissuto tanto a lungo.
Va però usata come primo orientamento e non come verità assoluta. Il diametro esterno e l’altezza non sono ricavabili dal numero, e all’interno della stessa famiglia dimensionale esistono varianti con esterno diverso. La regola pratica è quindi: usa le cifre per restringere il campo alla misura dell’albero, poi misura il diametro esterno e l’altezza sul pezzo e conferma sul catalogo. Chi ordina solo sulla base delle prime cifre sbaglia sistematicamente sul diametro esterno.
Le sigle costruttive che contano davvero
Nel sistema metrico SKF le lettere dopo le quote descrivono la costruzione, ed è l’informazione più utile in fase di sostituzione. HMS indica un anello con esterno in gomma e labbro con molla. HMSA identifica la versione con labbro secondario parapolvere, quindi il doppio labbro. Il numero che segue, tipicamente 5 o 10, individua la variante di progetto del labbro.
Le famiglie CRW e CRWA seguono la stessa logica sul versante a pollici: CRW1 per il labbro singolo, CRWA1 quando è presente il parapolvere. Esistono poi le serie pesanti, pensate per assali e applicazioni fuoristrada, dove il labbro è protetto da una struttura più robusta e da un escludente aggiuntivo. Sostituire una versione con parapolvere con una a labbro singolo, perché era quella disponibile, è un errore che si paga entro poche centinaia di ore in ambiente polveroso.
Riconoscere la mescola dal colore non funziona
Il suffisso di materiale è l’altra informazione che va letta e non dedotta. L’NBR resta lo standard per oli minerali, con campo indicativo da -30 a +100 °C. L’FKM copre da -20 a +200 °C ed è richiesto con oli sintetici aggressivi e temperature elevate. Il PTFE compare sulle applicazioni ad alta velocità periferica o dove il funzionamento a secco è possibile, perché tollera condizioni che distruggerebbero un labbro elastomerico.
L’idea diffusa che il marrone sia NBR e il verde sia FKM è un’approssimazione pericolosa: i colori variano per costruttore e per lotto, e i compound speciali smentiscono la regola nella metà dei casi. L’unico riferimento affidabile è la sigla stampata o la documentazione del ricambio. Se il pezzo è illeggibile, si risale dall’applicazione: temperatura di esercizio e tipo di lubrificante determinano la scelta molto più della somiglianza cromatica.
Quando l’albero è rigato e il codice non basta
Su un albero che ha già lavorato, il labbro scava una gola nella pista di scorrimento. Rimontare un paraolio identico significa appoggiare il labbro nuovo esattamente nella gola vecchia, e la perdita ricompare in poche ore. Le due strade sono il ripristino della pista o l’uso di una bussola di riparazione da applicare sull’albero senza smontarlo.
La bussola sottile a pressione, nota commercialmente come Speedi-Sleeve, si monta a freddo e ricrea una superficie di scorrimento nuova con la finitura corretta. È una soluzione definitiva, non un ripiego, a patto di verificare che ci sia spazio radiale sufficiente e che il paraolio scelto sia dimensionato sul diametro esterno della bussola e non su quello originale dell’albero. Su questo errore si perde più tempo che sulla lettura del codice.
Le tolleranze che rendono valida qualunque scelta
Anche con il codice giusto, il montaggio fallisce se sede e albero sono fuori specifica. La sede va tenuta in H8, con smusso di imbocco e spigoli privi di bave. L’albero va lavorato in h11, con rugosità della pista compresa fra Ra 0,2 e 0,8 micrometri, ottenuta per rettifica in tuffo. La tornitura lascia un profilo elicoidale che agisce come una vite e pompa olio verso l’esterno, vanificando qualunque tenuta.
La durezza superficiale consigliata è di almeno 45 HRC dove l’ambiente contiene abrasivi. Questi valori non sono raccomandazioni di un singolo costruttore ma discendono dalle prescrizioni della ISO 6194 per gli anelli di tenuta radiali di alberi rotanti, ed è a quella che conviene fare riferimento quando si discute una contestazione con un cliente o un fornitore.
Passare da una sigla di un altro costruttore
La conversione fra sistemi diversi non si fa a memoria. Il percorso affidabile parte sempre dalle tre quote misurate e dalla costruzione, non dal numero: due codici di costruttori diversi possono condividere le misure e differire sul numero di labbri o sulla mescola, e la sostituzione sembra corretta fino al primo ciclo termico.
Quando la misura risulta fuori dagli standard metrici, l’origine è quasi sempre un progetto a pollici, tipico di macchine di importazione americana o di componenti oleodinamici di derivazione anglosassone. In quel caso la ricerca va fatta direttamente sulla gamma in pollici, altrimenti si finisce a forzare un metrico approssimato con interferenze sbagliate su entrambi i diametri.
Dove trovare i riferimenti a magazzino
La copertura sulle tenute di questo costruttore è ampia: le guarnizioni SKF contano oltre duemilasettecento riferimenti a magazzino, affiancate dalla gamma SKF completa. Per le misure metriche standard, dove spesso conviene valutare anche un’alternativa equivalente, il confronto naturale è con i paraoli metallici e con la gamma DICHTOMATIK, che sul metrico ha la copertura più estesa del catalogo.
Se il problema che stai affrontando è un albero già segnato e stai valutando la bussola di riparazione, il percorso completo con misure e sequenza di montaggio è descritto nella guida dedicata a SKF Speedi-Sleeve.
Identificare un paraolio quando il codice è illeggibile
Il metodo che funziona sempre parte dalle quote e non dai numeri stampati. Si misura il diametro interno a riposo, quindi senza tendere il labbro, appoggiando il calibro sul filo di tenuta; si misura il diametro esterno in tre punti a centoventi gradi per intercettare eventuali ovalizzazioni da estrazione; si misura infine l’altezza totale appoggiando il pezzo su un piano. Tre quote, prese su un componente pulito, restringono il campo a pochissimi riferimenti.
Il secondo passaggio è contare i labbri. Un labbro solo verso il lato olio significa costruzione semplice; un secondo labbro rivolto verso l’esterno, di solito senza molla, è il parapolvere. Vanno guardati controluce inclinando il pezzo: su un paraolio sporco il secondo labbro si vede male e viene spesso dimenticato, con il risultato di ordinare una versione a labbro singolo per un’applicazione che ne richiede due.
Il terzo passaggio riguarda l’esterno. Se il diametro esterno è metallo nudo, la sede è quasi certamente in ghisa o acciaio e il ricambio va scelto con la stessa costruzione. Se è rivestito in gomma, l’applicazione originale prevedeva una compensazione, tipicamente per sede in alluminio o per carcassa in due semigusci: sostituirlo con un esterno metallico è una scorciatoia che porta a trafilamenti dal diametro esterno appena la macchina va in temperatura.
Il quarto passaggio è la verifica dell’applicazione: temperatura di esercizio, tipo di lubrificante e velocità periferica dell’albero determinano la mescola, indipendentemente da quella del pezzo smontato. Se il paraolio originale era in NBR e ha ceduto per indurimento in poche centinaia di ore, il ricambio corretto non è un altro NBR ma un HNBR o un FKM: ripetere la stessa scelta significa ripetere lo stesso guasto. Il quinto e ultimo passaggio è annotare il riferimento trovato insieme alla macchina e alla posizione, perché la volta successiva l’identificazione richiederà trenta secondi invece di mezz’ora.
Un ultimo accorgimento riguarda la conservazione dei ricambi a magazzino. Gli elastomeri invecchiano anche fermi in cassetto: luce diretta, ozono e temperature elevate accelerano l’irrigidimento della mescola, e un paraolio tenuto per anni su uno scaffale vicino a una finestra può risultare già compromesso al momento del montaggio. Vanno conservati in sacchetto chiuso, al riparo dalla luce, senza appenderli deformati a un gancio. Le scorte vanno ruotate come qualunque materiale deperibile, usando prima i lotti più vecchi.
Hai un codice illeggibile o una misura in pollici da convertire? Invia le quote al nostro ufficio tecnico: identifichiamo costruzione, mescola e riferimento equivalente disponibile a magazzino.
